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LE NUOVE RESPONSABILITA' E COMPETENZE  DELLE PROFESSIONI SANITARIE

PESCARA 28.10.2016   CREDITI ECM  10 X TUTTE LE PROFESSIONI

RELATORE  DOTT. LUCA BENCI    GIURISTA

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SENTENZE CASSAZIONE

Perde il posto l’infermiera che si rifiuta di svolgere mansioni di pulizia Corte di Cassazione Sezione Lavoro Sentenza 11 febbraio – 5 maggio 2016, n. 9060
cassazione

Corte di Cassazione Sezione Lavoro Sentenza 11 febbraio –

5 maggio 2016, n. 9060 Perde il posto l’infermiera che si rifiuta  di svolgere mansioni di pulizia Corte di Cassazione Sezione Lavoro

Sentenza 11 febbraio – 5 maggio 2016, n. 9060
Presidente Amoroso – Relatore Bronzini

Svolgimento del processo

Il Tribunale di Catanzaro rigettava con sentenza dell’11.6.2010 la domanda proposta da A.G. di dichiarare, previo accertamento dell’ingiusto demansionamento subito, l’illegittimità dei licenziamento per giustificato motivo soggettivo da parte dei datore di lavoro Casa di cure Villa dei Sole srl per aver opposto il proprio rifiuto allo svolgimento delle mansioni di pulizia delle scale e dei reparti, reputate inferiori rispetto alle mansioni del profilo di inquadramento.

scarica  sentenza

 
INPS:CASI ESCLUSIONE REPERIBILITA’ PER MALATTTIA SETTORE PRIVATO

L’Inps, con la circolare n. 95 del 7 giugno 2016, fornisce gli indirizzi operativi in merito all’applicazione della normativa relativa alle esenzioni dalla reperibilità per i lavoratori del settore privato.

In particolare, la circolare contiene le linee guida per l’individuazione delle patologie che danno diritto agli esoneri di cui trattasi.

 

Scarica Circolare INPS

 
Cassazione. Ilmedico sbaglia dosaggio del farmaco e il pazientemuore. Responsabile anche l’infermiera che glielo ha somministrato senza accorgersi dell’errore nella prescrizione
Il caso riguarda la morte di un paziente al quale era stata somministrata
una dose eccessiva di cloruro di potassio. Secondo la Corte, infatti, pur
essendo la prescrizione di farmaci competenza delmedico, in caso di
prescrizione incompleta, errata o insufficiente è dovere dell’infermiere al
quale la prescrizione era stata delegata intervenire inmodo interlocutorio e,
se del caso, integrare la prescrizionemedica.
25MAG - La Corte di cassazione (III sezione civile, sentenza 12 aprile 2016, n.
7106) interviene per l’ennesima volta sulla responsabilità di equipe con particolare
riferimento al rapporto medico-infermiere con una interessante sentenza destinata a
fare discutere, ma che oramai si inserisce in un filone giurisprudenziale consolidato,
relativo a una responsabilità condivisa nella duplice attività di
prescrizione/somministrazione di farmaci.
Come è noto, didascalicamente, possiamo suddividere tali competenze
Il caso riguarda la morte di un paziente al quale era stata somministrata una dose eccessiva di cloruro di potassio. Secondo la Corte, infatti, pur essendo la prescrizione di farmaci competenza delmedico, in caso di prescrizione incompleta, errata o insufficiente è dovere dell’infermiere al quale la prescrizione era stata delegata intervenire inmodo interlocutorio e, se del caso, integrare la prescrizionemedica. La Corte di cassazione (III sezione civile, sentenza 12 aprile 2016, n. 7106) interviene per l’ennesima volta sulla responsabilità di equipe con particolare riferimento al rapporto medico-infermiere con una interessante sentenza destinata a fare discutere, ma che oramai si inserisce in un filone giurisprudenziale consolidato, relativo a una responsabilità condivisa nella duplice attività di prescrizione/somministrazione di farmaci.

 
Interpello su salute e sicurezza n. 5 / 2016 del 12/05/2016 Istanza: Applicazione del d.lgs. n. 81/2008 agli studi associati degli infermieri. Destinatario: IPASVI
La Federazione Nazionale dei Collegi degli Infermieri Professionali, Assistenti Sanitari e Vigilatrici d’Infanzia (IP.AS.VI.) ha avanzato istanza di interpello per conoscere il parere di questa Commissione in merito all’applicabilità del d.lgs. n. 81/2008 agli studi professionali infermieristici, in particolare chiedendo “se:
1. gli infermieri associati rientrano nella definizione di “lavoratore”;
2. gli studi professionali a cui gli infermieri sono associati sono considerati “datori di lavoro”;
3. agli infermieri è applicabile l’art. 21 del decreto in parola;
4. gli infermieri che prestano la loro attività in strutture esterne (RSA e case di cura) e queste strutture esterne sono datori di lavoro rientrano nel campo di applicazione dell’art. 26;
5. se tale articolo 26 è fuori causa quando è diretto il rapporto fra lo studio associato e il cliente”.
Al riguardo la Commissione rileva, preliminarmente, che la materia di cui trattasi è oggi
La Federazione Nazionale dei Collegi degli Infermieri Professionali, Assistenti Sanitari e Vigilatrici d’Infanzia (IP.AS.VI.) ha avanzato istanza di interpello per conoscere il parere di questa Commissione in merito all’applicabilità del d.lgs. n. 81/2008 agli studi professionali infermieristici, in particolare chiedendo “se:
1. gli infermieri associati rientrano nella definizione di “lavoratore”;
2. gli studi professionali a cui gli infermieri sono associati sono considerati “datori di lavoro”;
3. agli infermieri è applicabile l’art. 21 del decreto in parola;
4. gli infermieri che prestano la loro attività in strutture esterne (RSA e case di cura) e queste strutture esterne sono datori di lavoro rientrano nel campo di applicazione dell’art. 26;
5. se tale articolo 26 è fuori causa quando è diretto il rapporto fra lo studio associato e il cliente”.
 
Reperibilità. “Al professionista in pronta disponibilità attiva spetta obbligatoriamente il giorno di riposo settimanale senza necessità di una sua richiesta”. La sentenza della Cassazione L.Benci

Il casus belli nasce all’interno del contratto collettivo nazionale della dirigenza medica del 2005 ma le considerazioni valgono anche per il contratto del comparto. Nella pronta disponibilità passiva effettuata nel giorno di riposo settimanale il lavoratore, invece, ha diritto, dietro sua richiesta, a un giorno di riposo compensativo “senza riduzione del debito orario” vedendosi costretto comunque a garantire l’orario di lavoro “normale”.

 

Luca Benci Commento ---    Sentenza



 
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